l'astronauta perduto


lunedì 30 maggio 2011

"Il giardino."

Qui, c'è un profondo rispetto verso il tutto.
C'è rispetto per quest'ape che mi ronza attorno e che all'improvviso può bucarmi, verso il gallo che annaspa nel terreno indisturbato e che ogni mattino è incaricato di svegliarmi.
Rispetto il lombrico che fora la terra e la ossigena con le sue gallerie.
Rispetto la lucertola che mangia gli insetti e che a sua volta viene mangiata dal gatto.
Rispetto quella minuscola formica che, furtiva, mi ruba semi di prato appena piantato.
Osservo la vite che germoglia come lo fa il melograno.
Rispetto il gelsomino che, lentamente, si distende alla ricerca di qualcosa che non esiste: rispetto il non esserci della sua meta.
Fisso, incuriosito, la chioccia che cova le sue uova e le altre galline che che la disturbano goffamente.
Alla fine della strada, c'è dell'erba alta che si piega su se stessa per il troppo peso.
Alla mia sinistra, una pianta di lavanda sogna di fiorire e di intontirci tutti con la sua possente fragranza.
C'è rispetto verso il geranio fiorito, il rosmarino rinsecchito, le cavallette, i grilli, le margherite e l'eucalipto.
C'è ammirazione verso quel moscerino che, scattando a zig zag, attraversa distese infinite di campi e alte piante di ortica piegate dal caldo vento di fine Maggio.
Rispetto la menta, il timo, la maggiorana e la ragnatela che, lucida, unisce la nostra casa alla siepe appena potata.
Rispetto l'amarena.
Rispetto la sera, il sole che lentamente fa capolino dall'altra parte della terra ad illuminare un' altro giardino, ad illuminare il destino di una pianta malata che non guarirà solo se annaffiata ma forse, lo farà essendo amata.
Rispetto l'acqua che inumidisce la terra, il vento le nuvole e il fuoco.
Questo strano gioco di sentimenti e colori che mi rende parte del tutto.
Rispetto i miei occhi che mi permettono di osservare il mondo e questa strana mia testa che non riesce a concepirlo rotondo.
Rispetto le mie mani per aver coltivato, per aver zappato e rastrellato.
Se dici che questo non esiste, rispetto la mia immaginazione.
Felice della tua osservazione, non puoi togliermi l'emozione che provo nel guardare da vicino quella che definisco la vita per eccellenza, senza stupide infamie o inopportune speculazioni.
A questo punto non so chi ringraziare, se Dio, il caos, me stesso o non so chi.
Mi rilasso e mi lascio guidare come una piuma nell'oceano.
Ho la convinzione che la vita sia solamente un gioco di emozioni.
Disteso, osservo il cielo e piango con lui perché ne ho bisogno.
Cerco di non disturbare ma è proprio lasciandomi andare che diventa tangibile questo mio rispetto.