l'astronauta perduto


domenica 12 giugno 2011

"Scendo".


 Tutto come ieri, tutto come l'altro ieri e come un anno fa.

Non si muove una foglia, la natura è statica come non mai.

Mi guardo le mani, le stesse mani di sempre, con le solite cicatrici e le unghie tagliate tutte alla stessa lunghezza.

Una donna cammina lentamente tra le case tutte uguali, donna stanca che trascina i piedi e struscia per terra pantaloni non orlati a dovere.

È caldo e tutto tace, tutto è così maledettamente fermo.

Sono seduto sul tetto di casa mia e dondolo le gambe nel vuoto.

Chiudo gli occhi e mi sento libero dagli eccessi del mondo, poi mi muovo di scatto e perdo per un poco l'equilibrio, lo ritrovo sorreggendomi al cornicione.

Mi alzo in piedi e distendo le braccia in modo da sembrare il Cristo sulla croce.

Respiro lentamente, respiri profondi che ascolto per non sentirmi solo.

Alzo la gamba destra e incastro il piede tra la coscia e il l'inguine, chiudo gli occhi: sono ad un passo dall'immensità.

Un merlo mi passa davanti ed io, ad occhi chiusi, lo riconosco dal battito delle sue ali, provo stupidamente ad allungare le braccia per toccarlo ma è tardi, lui è veloce ed io sono lento.

Apro gli occhi.

Un ragazzo cammina velocemente sui sampietrini disconnessi. E' biondo, alto, slanciato, ha gli occhi azzurri.

Sembra un vero ariano.

Penso che se fosse nato nella Germania di Hitler, sarebbe stata una di quelle comparse nei film di propaganda.

Il modello, l'esempio, l'ariano ideale.

Dove sta andando a quest'ora?

Ha tra le mani alcuni fogli, forse un quaderno o un libretto.

No, ha una tessera, una tessera elettorale.

Allora, penso che questo non è un giorno come ieri o come un anno fa: oggi si va a votare.
Scendo da questo tetto con la stupida convinzione che qualcosa possa cambiare. 
Vado a votare.