l'astronauta perduto


sabato 3 dicembre 2011

"Tra amici."

Un'ora dopo la partenza mi risveglio tutto stordito, poi qualche secondo dopo riprendo conoscenza e mi rendo conto d'essere nel sedile posteriore dell'auto tutta scassata di Lorenzo.
Sono sommerso da canne, retini, secchi, stivali, giubbotti e lampadine. Mi volto sbadigliando e alla mia destra vedo un tacito mare in lontananza, allora realizzo... stiamo andando a pescare! Gabriele, rasato e con la barba appena fatta, è seduto sul sedile davanti vicino a Lorenzo (anch'egli rasato e con la barba appena fatta) e voltandosi mi dice sorridendo che siamo quasi arrivati. Sorrido e gli batto il cinque compiaciuto.
Dopo una settimana di duro lavoro ci voleva proprio una serata rilassante tra amici, per liberare la mente, riordinare i pensieri e lasciare che il mare tolga dall'anima pesantezza proprio come solo lui sa fare.
Arriviamo al porto e sono quasi le cinque, il mare è liscio come l'olio, le acque sono chiare, il vento è assente e le condizioni sembrano ottime per pescare.
Ci sistemiamo sugli scogli, davanti a noi una barca solca il mare e pare darci il suo speciale benvenuto.
Lorenzo ha provveduto a tutto, attrezzatura da pesca e cena. É lui il nostro mentore, il nostro maestro, l'esperto con la profonda passione per la pesca che ci guida per mano verso i lidi più disparati mostrandoci e spiegandoci le varie tecniche di pesca. Gabriele ed io, infatti, ci stiamo affacciando solo adesso a quel fantastico mondo che è la pesca.
C'è un fondale di circa sette metri, mentre prepariamo la lenza ci mangiamo un panino e ci beviamo un po' di Lambrusco per riscaldarci. Il vino l'ha portato Gabriele. Disponiamo le nostre canne a ventaglio, sono canne morbide e con la vetta bianca per notarne la flessione nel buio, la nostra è una pesca semplice: a fondo.
Usiamo un piombo di 60gr e con l'ago apposito inneschiamo due canne con un Bibi ed altre due con Americani belli grossi.
Alle cinque e trenta siamo tutti in pesca.
Nel cielo sole e luna sono sospesi immobili, il sole lentamente tramonta alle nostre spalle e lascia il posto alla notte la quale ci sorprenderà arroccati su quegli scogli ad attendere l'incocciata di un bel pesce o magari più di uno. Confesso a Lorenzo di portare male e di aver pescato si e no tre pesci in tutta la mia vita, ma egli mi rassicura dicendomi che la serata è perfetta.
Dopo pochi minuti, infatti, Gabriele fa un fischio ed apre le danze con un parago.
Passano poi ore di silenzio, le onde s'infrangono sugli scogli e noi ci rilassiamo fumando qualche sigaretta e bevendo Lambrusco. Lorenzo e Gabriele sono amici di mio padre e Lorenzo non esita a raccontarmi qualche aneddoto divertente della loro sregolata giovinezza ed io rido di gusto mentre Gabriele imita i protagonisti della loro vita.
Alle otto, nel nostro secchio, c'è solo un triste parago. Il mare però s'è ingrossato, è cambiata la marea.
-Te l'avevo detto che portavo male,- dico sorridendo a Lorenzo.
Non faccio in tempo a finire la frase ed il mio mulinello canta beato, mi alzo di scatto e subito dopo aver preso in mano la canna mi rendo conto che il pesce non è piccolo.
Dopo qualche minuto l' animale è nel retino, è un'ombrina di 700gr.
La slamo ballando e mi rimetto nuovamente in pesca.
Mi siedo ed accendo una sigaretta, dico a Lorenzo che ora tocca a lui e questo fa spallucce dicendomi di non preoccuparmi.
Improvvisamente si alza un coro, è la musica che volevamo sentire: abbiamo tutti e tre un pesce in canna!!
Il momento è delicato, Lorenzo è il primo che porta il pesce a sé ed io gli passo il retino inciampando, poi a Gabriele cade la lampadina in acqua cercando di avvicinarsi a noi.
Io sono eccitato e mi metto a ridere, anche gli altri lo faranno.
Sarà stata colpa del Lambrusco? No, è l'adrenalina che rende tremendamente euforici.
Alle nove e qualche minuto abbiamo cinque pesci in saccoccia, gli ultimi tre sono una mormora, un'orata e un'altra ombrina.
La notte ci ha avvolto completamente, è la fine di novembre ma siamo sbracciati ad osservare i carri nel cielo, compiaciuti della bella serata.
Lorezo ci regala un altro strike: è un'orata di 500gr.
Sono ormai le dieci e decidiamo di preparaci per tornare a casa, una barchetta pesca totani proprio a pochi metri da noi e la si vede dondolare rilassata con quelle sue luci ai lati.
Ma poi ecco un'altra cattura, è ancora Lorenzo l'artefice, sorride e fischietta mentre tira a sé un'altra stupenda orata.
Alle una di notte siamo all'autogrill a mangiarci un panino e siamo contenti.
Rimontiamo nella macchina cigolante di Lorenzo, Gabriele si addormenta e russa appagato, dico a Lorenzo che la pesca mi piace e lui mi risponde che lunedì prossimo ci riporterà nuovamente con sé: si pescherà dalla spiaggia.
Durante il ritorno non riesco ad addormentarmi, i lampioni in lontananza segnano linee di luce nel cielo, penso alla felicità, al mare, agli amici, al rumore del vento, delle onde che s'infrangono sugli scogli, penso che il mare e la pesca sono fonte di serenità, quella che ognuno di noi va cercando dappertutto.