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Vantaggi privati e pubblici benefici: vizi e passioni nel pensiero politico di B. Mandeville

Introduzione

Era il 1705 quando, nelle strade di Londra, si vendeva per mezzo penny l'anonima favoletta satirica dal titolo L'alveare scontento, ovvero i furfanti resi onesti. In questo poemetto il vizio, cui tutti gli uomini sono soggetti, è visto come il motore dello sviluppo e del progresso delle grandi società: lusso e vanità, orgoglio ed egoismo non sono condannati, e anzi vengono considerati come le cause principali del benessere in quanto essi, oltre ad appagare la vanità ed i desideri dei singoli, contribuirebbero in maniera determinante al benessere collettivo. Secondo il rigorismo, una delle correnti etiche allora dominanti, ogni nazione veniva resa prospera dalla virtù dei suoi abitanti, i quali avrebbero accresciuto il bene comune tenendo a freno i loro istinti naturali e le loro passioni. Di tutt'altra opinione era invece l'anonimo autore della Favola, secondo il quale ciò che risulta vantaggioso per la collettività sarebbe in realtà il risultato di azioni i…

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