l'astronauta perduto


giovedì 7 aprile 2011

"Colpa mia..."

La capivo, comprendevo il suo dolore che divenne immediatamente anche il mio, pur non avendo mai provato una sensazione del genere.
Ero affranto, amareggiato, dispiaciuto e avvilito.
Io l'avevo ridotta in quello stato.
La colpa era la mia.
Le leggevo, in quello sguardo disanimato e avvizzito, la stanchezza, lo sfinimento e il tormento.
Si, la colpa era la mia, io l'avevo lasciata sola.
Stupidamente, pensavo che ce l'avrebbe fatta e che non avrebbe avuto bisogno di me.
Lasciarla sola, che stupido che sono stato.
Andar via e sbattere la porta.
Il solito egoista.
Io l'ho ridotta in quella situazione e mi sento davvero in colpa.
L'ho lasciata annegare nel suo desiderio naturale e necessario, non in un qualsiasi desiderio vano, irrealizzabile o artificiale.
Non mi aveva mai chiesto nulla di utopico e con quel poco che le davo riusciva a deliziarmi con le sue forme, i suoi colori e i suoi profumi.
La colpa era la mia e non potevo perdonarmelo.
La prossima volta, se ci sarà una prossima volta, che starò fuori per più di quattro giorni, devo assolutamente ricordare a mamma di passare da casa mia ad annaffiare l'Erica.