l'astronauta perduto


giovedì 18 agosto 2011

"Muratti & ciliegie."


Leggeva e si pettinava i capelli. 
Restai ad osservarla per alcuni minuti mentre con quel suo pettine rosso sembrava si mondasse la testa.
Tossì e poi accese una sigaretta, una di quelle col filtro bianco, una Muratti.
Posò la sigaretta nel posacenere.
Con un movimento lento e delicato, tolse dal pettine i capelli ormai perduti e li fece cadere a terra spargendoli come si usa fare col sale sull'insalata.
Ripose il pettine nel taschino della camicia.
Mi avvicinai.
Lei riprese a fumare, forti boccate riempivano la sua bocca di denso fumo.
Mi sedetti vicino a lei.
-Nonna, come stai?
Non rispose, ma poi si girò e mi guardò.
-Chi sei?
-Sono Andrea, tuo nipote.
-Mi fai così vecchia? Non ho nessun nipote, ho solo 16 anni. Fuori dai piedi sporco nazista.
-Sono Andrea, tuo nipote, non sono un nazista.
Riprese a leggere e a fumare senza badare a me, come se non esistessi e non fossi lì seduto su quella sedia di plastica bianca.
-Cosa leggi nonna?
Domandai grattandomi il collo, una zanzara mi aveva appena punzecchiato.
Mi guardò con la coda dell'occhio, scosse la testa e borbottò frasi illogiche.
-Questi sono per te, mettili nella tua camera se ti va.
Poggiai sul tavolo un mazzo di fiori colorati, lei mi guardò.
Proprio non mi riconosceva.
-Dai nonna, non percepisci niente nel vedermi? Non ti ricordi quando mi portavi al mare? Quando venivo a dormire a casa tua?  
Mi guardò con aria interrogativa.
-Stanotte dovremmo lasciare questa casa, è troppo rischioso, sono vicini.
Sei una spia? É? Non li troverete mai là nel bosco.. E non mi concedo a nessuno per proteggerli, sporco nazista, riportati via quei fiori.
- Dai nonna sono io, Andrea. Cosa leggi?
-Carte, strategie, appunti, se non tengo il conto dei viveri siamo fritti, dobbiamo fare attenzione alle provviste.
-Quanto manca alla fine? Della guerra intendo.
Domandai lei cercando di mettermi al suo pari.
-I tedeschi sono imprevedibili, ci portano alla stremo, è una guerra infinita.
-Nonna, la guerra è finita, sei in una casa di riposo dove nessuno può farti del male e dove puoi stare tranquilla. Vedi quelle donne con il camice bianco? Sono infermiere che ti aiuteranno a stare meglio, smettila di pensare alla guerra, è finita.
-Vuoi farmi diventare pazza? Dico, ti sembra il momento di scherzare? È guerra psicologica questa? Sei un tedesco che parla bene l'italiano, ti riconosco sai, ma non ci casco. Io non ho nessun nipote, ho solo 16 anni.

La lasciai a leggere le sue carte e mi addentrai all'interno del pallido e maestoso edificio, tanto marmo, costruzione risalente sicuramente al periodo fascista.  
Incontrai una ragazza bella e gentile, un'infermiera alle prime esperienze, lo si capiva dalla faccia impaurita e stanca.
-Conosce la signora Tina?
Domandai all'infermiera mentre il mio sguardo fu rapito da un'ortensia dalle palle rosa che dondolavano in una corte interna.
-Si, c'è qualche problema?
Chiese la ragazza con tono preoccupato.
-Sono suo nipote, vorrei sapere qualcosa riguardo alla malattia, oggi non mi ha riconosciuto, la vedo molto peggiorata.
La signorina sospirò, sentii il suo alito che sapeva di caramella alla menta.
Stava ciucciando una Polo.
-Andrà sempre peggio, ieri notte l'abbiamo ripresa nel campo mentre scappava a piedi nudi. Sua nonna è in guerra, ci sono nazisti dappertutto per lei. Non ci saranno miglioramenti.
-Capisco, lo dice anche mia madre. Posso fare qualcosa?
-C'è poco da fare.
Salutai l'infermiera e la ringraziai.
Uscii e mi sedetti di nuovo vicino a mia nonna.
-Chi sei?
Mi chiese nuovamente.
-Sono tuo nipote, il figlio di tua figlia.
Mi guardò e sorrise, poggiai la mia mano sulla sua spalla e stetti in silenzio.
Non sapeva chi fossi, i suoi occhi erano smarriti.  
La salutai dandole un bacio sulla fronte e uno sulla bocca.
Montai in macchina e pensai a quando era in testa e mi faceva giocare.
Quando mi stringeva e mi portava al mare, ci arrampicavamo sul ciliegio e stavamo seduti a mangiarne i frutti.
Mi parlava della guerra, delle pugnalate che questa aveva inflitto alla sua anima. 
Accostai la macchina davanti al primo tabaccaio che incontrai per strada e comprai una stecca di Muratti.
Poi, trovai un ortolano e comprai un chilo di ciliegie.
Tornai da mia nonna.
Mi presentai davanti a lei con la stecca di sigarette ed un sacchetto pieno di ciliegie.
Dissi semplicemente che le mandavano dal bosco per ringraziarla del lavoro che stava svolgendo.
Guerra, quante vittime riesce a fare una maledettissima guerra.

18 commenti:

Adriano Maini ha detto...

In un Paese serio questo tuo articolo entrerebbe di diritto in una antologia di letteratura!

Sara... ha detto...

Bellissima storia.. che emozione!
WOW....

C c c c contessa. ha detto...

I brividi.

Costantino ha detto...

Una sola parola :Grande!

I am ha detto...

Eccezionale, mi hai portato dentro altre storie da me vissute, simili.... Si, da brividi Astronauta...

Juliet ha detto...

Capisco che significa ed è molto triste.
Mi dispiace.
Bellissimo post.

Astronauta. ha detto...

@PREMESSA PER TUTTI.
La storia che avete letto, è di pura fantasia.
Mia nonna non è in nessuna casa di riposo e ancora c'è con la testa.
Benissimo che vi siate emozionati e che abbiate creduto che il fatto sia realmente accaduto!
Un abbraccio ASTRONAUTA.


@Adriano...
Sei sempre molto gentile, ti ringrazio di cuore.
Un abbraccio.

@Sara...
Grazie Sara!

Astronauta. ha detto...

@Ccccc Contessa....
Bene!

@Costantino....
Grazie mille!

@I am...
Sono contento che ti abbia fatto emozionare!

@Juliet..
é tutta fantasia!
Grazie per il passaggio..

Soffio ha detto...

I racconti di fantasia sono terribilmente veri e, alla mia età, ne abbiamo prova tutti i giorni. Per sé stessi vale un vecchio auspicio che diciamo quando stiamo bene e la morte é apparentemente lontana "speriamo che alla nostra ora ci tocchi un colpetto secco" Inceve a volte ci tocca la latina pietas

Maraptica ha detto...

Mi hai fatto piangere, ma è stata una bella cosa. Sembrava parlassi di mio nonno... c'è tutto quel che la guerra ha lasciato in lui, togliendogli la sua vita successiva. Cancellando tutti noi che ne abbiamo fatto parte. Un pezzo davvero bello.

Astronauta. ha detto...

@Soffio...
Si, penso spesso che se devo morire (dovrò morire un giorno), vorrei farlo senza accorgermene, magari nel sonno.
Ma poi chissà, la morte è un mistero.
Nel racconto, parlo di una nonna immaginaria, ma da quando ho visto che mia nonna (nella realtà intendo) sta perdendo qualche colpo, paradossalmente ho voluto immaginarmela così per allantanare dalla realtà la possibilità che possa accadere veramente quello che accade nel racconto.
Forse non mi sono spiegato bene ma penso che tu abbia capito.
Un abbraccio.

Astronauta. ha detto...

@Maraptica..
La risposta a Soffio, è in parte anche per te.
Per tuo nonno, mi dispiace.
Una cosa simile, è accaduta ad un amico di famiglia, la malattia ha cancellato tutto quello che è successo nella sua vita catapultandolo nuovamente in situazioni (la guerra) che lo avevano marcato nel profondo.
Come se volesse ancora lottare per salvare sé stesso e la sua famiglia.

Se ti sei commossa, vuol dire che il racconto ha colpito e questo mi fa piacere.
Un abbraccio.

`·. ̧ ̧.· ́ ́ ̄`··.Giusy.·`·. ̧ ̧.· ́ ́ ̄`· ha detto...

Sarà pure fantasia ma è fantastica!complimenti!lieta di conoscerti!:)

Astronauta. ha detto...

@Giusy...
Benvenuta!
Grazie mille, ci vediamo al prossimo post.
A presto, un abbraccio.

upupa ha detto...

Condivido il pensiero di Adriano...purtroppo non siamo in un paese serio. Bravo...

Astronauta. ha detto...

@Upupa..
Grazieeeeeee!!!!
Un abbraccio..

pamondo ha detto...

che bel racconto...emozionante, dolce, travolgente e molto realistico come già sottolineato. Bella scelta del tema! Complimenti

Astronauta. ha detto...

@Pamondo..
Scusa il ritardo..
Grazie mille per i tuoi complimenti!
Un abbraccio, ti aspetto al prossimo post..