Il romanzo! Rassegna stampa.





Scrivono del libro:

Un garzone di bottega che studia filosofia, che analizza sociologicamente i clienti ma fino a un certo punto, che coltiva poco e male la relazione con una ragazza e tutto sommato non è un fenomeno nemmeno con gli amici, che come gli antichi pastori dell’Arcadia ogni tanto si inerpica su una collina e contempla le rive del lago.
Che, fondamentalmente, tra un effimero piacere e l’altro, si rompe le palle.
Ha bisogno di un fatto nuovo, di un evento sconvolgente, di un’esperienza extrasensoriale per restituirgli dinamismo, iniziativa, nuova percezione di sé.
Andrea Tagliaferri, scrittore finto minimalista e nella vita davvero garzone e davvero esperto di filosofia - a spanne distante sia da Seneca che da Epicuro - riesce a dire e a non dire, a dare indizi e a depistare, a farci capire e poi ad occultare; e alla fine, quando accade davvero, questo fatto nuovo che spezza di brutto la narrazione e lo fa piombare in un letto da ospedale, noi non siamo sicuri che si tratti di un sogno o di un fatto reale.
O se magari è arrivato l’Astronauta. Non lui, che tale si era definito, aggiungendo l’aggettivo “perduto”, assolutamente pertinente, ma un altro, che lo ha portato in una dimensione onirica. O semplicemente fra le stelle.
Romanzo d’esordio vincente, fra il Mugello e il Cielo Stellato sopra di lui (e i suoi inseparabili cani).


Potete acquistarlo su uno di questi siti:

https://www.amazon.it/Lastronauta-perduto-Andrea-Tagliaferri/dp/8897766846/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1524227816&sr=1-1&keywords=l%27astronauta+perduto

https://www.ibs.it/astronauta-perduto-libro-andrea-tagliaferri/e/9788897766841

https://www.libreriauniversitaria.it/astronauta-perduto-tagliaferri-andrea-eclettica/libro/9788897766841

http://www.ecletticaedizioni.com/archives/category/vagoneristorante



Rassegna stampa:



Scrive Matteo Fais su www.vvox.it 

Qui il link: https://www.vvox.it/2018/07/14/lastronauta-perduto-non-il-solito-romanzo-fatto-in-serie-finalmente/?fbclid=IwAR27MdUyDGwwpZgmjW41TIul88VhJ_0w491gouaYNsM14qTgDLIjPEJL4pU


“L’astronauta perduto”, non il solito romanzo fatto in serie. Finalmente 

Tagliaferri descrive un mondo di autenticità perduta contro la folle routine imposta dal liberalismo

Distopieantiutopie, feroci analisi del mondo contemporaneo. La letteratura ne è piena e non si tratta certo di prodotti trascurabili. Da Saramago a McCarthy, passando per Houellebecq, le opere in questione non mancano.
Il solo aspetto su cui si sorvola sempre in questi testi è la possibilità di una prospettiva antitetica, la proposizione di una via alternativa. Preso atto dello scempio e dello squallore in cui siamo immersi, al lettore verrà spontaneo domandarsi se sia in ultimo pensabile un modo di vivere diverso, una nicchia di autenticità tra le rovine. È ben raro che un libro, seppur in modo velato – ma non didascalico, altrimenti meglio scrivere un saggio – avanzi una simile eventualità. Uno dei pochi è quello di Andrea Tagliaferri, “L’astronauta perduto“, Eclettica Edizioni 2018. È una trama piuttosto stramba quella di questo racconto. Abituati come siamo a romanzi dagli intrecci improbabili, assurdi, talmente sopra le righe da risultare ridicoli, questo autore ci fa tirare un sospiro di sollievo. Niente commissari, o commesse di erboristeria che improvvisamente diventano parte di intrighi internazionali.
Il protagonista è un ragazzo semplice, del Sud Italia. Vive in un paesino, lavora in una piccola botteguccia di famiglia, è iscritto alla facoltà di Filosofia, ha una ragazza, dei cani. Ma, soprattutto, non fa niente di speciale. Non ha grandi ambizioni, se non scrivere un romanzo, ma gli mancano il tempo e l’ispirazione, più spesso quest’ultima. Ciò non importa però: non ha alcuna urgenza. Odia la frenesia, il ritmo forsennato del mondo, i centri commerciali, i grandi accumuli umani. Gli piace, semmai, recarsi presso un lago, che lui chiama il “Lago della Verità”, sedersi da qualche parte, girarsi uno spinello, e restare in ascolto della natura. In quel silenzio, tutte le grandi domande dell’uomo, che gli lambiscono il cervello, lo fanno in modo meno doloroso che tra la gente.

Certo, descritto così, per sommi capi, il suo potrebbe sembrare un racconto adatto ai grillini e ai sostenitori della decrescita felice. In realtà, quello di Tagliaferri è un modo per porsi contro il mondo e la vita che ci è stata imposta, contro la follia che chiamano liberalismo, società aperta, progresso. Ma il suo personaggio non si limita a farne una disamina astiosa da un punto di vista endogeno, mentre attraversa le alienanti corsie del nuovo supermarket dei sogni infranti. Se ne tira fuori, lo schifa, corre via dalla pazza folla e, pur avendo un lavoro che inevitabilmente gli impedisce di fare un salto al di là dello steccato sociale, ogni volta che può torna all’origine, ai boschi che circondano la sua abitazione. E, proprio per questo, quando si trova nuovamente al centro del suo seppur non troppo dinamico mondo lavorativo e familiare, lo sguardo che rivolge a chi gli sta intorno, per esempio i clienti della bottega, non è per niente duro o impietoso. Il suo protagonista ha casomai un occhio di riguardo per ogni intima debolezza e fragilità. Non la sopporta di malanimo, ma anzi, ha una parola buona per tutti. La sua ironia, che pure abbonda, non è mai cinico sarcasmo, ma bonaria simpatia per le piaghe che l’esistere cagiona in ognuno.
E, al netto di tutta la componente umana, lo stile dello scrittore non imbocca mai la strada della retorica più pomposa, sterile, e politicamente corretta. Della ragazza che lo tradisce, il protagonista dice che è una “gran baldracca”, eppure la ama al di là di tutti gli schemi disgustosi di un rispetto fine a sé stesso che nulla ha a che fare con la complessità del sentimento. In questo testo c’è spontaneità, sincerità d’animo, cosa oramai ben rara da quando i narratori si sono convertiti in massa alla causa antiomofoba, antisessista, anti questo e quell’altro.
Anche la prosa, asciutta e veloce, senza mai essere fredda, è quella di uno scrittore che chiede solo di essere compreso, di varcare il confine che lo divide dal lettore. Per farla breve, se cercate un libro leggero, ma non idiota, da portarvi in vacanza, lasciate gli erotici romanzi da casalinghe frustrate, o quelli da autogrill che raccontano di amoracci tra ragazzini deficienti. “L’astronauta perduto” è decisamente a un altro livello e, se non altro, non è fatto in serie con i soliti commissari e le vergini improvvisamente convertite al sadomasochismo.

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Scrive Marco Beccani su www.riotvan.org

Qui il link: http://riotvan.org/uno-spassionato-consiglio-lettura-lastronauta-perduto-andrea-tagliaferri/?fbclid=IwAR1vfnoC7c4Gt_EmCu2fITyZpGpQYOsQnWkORLa1FKmU-f0VS6bLY17UPNk


Uno spassionato consiglio di lettura: L’Astronauta Perduto di Andrea Tagliaferri.


“Stavo meravigliosamente bene e il mondo intero mi si apriva davanti perché non avevo sogni.” 
-Jack Kerouac
È arrivata la canicola estiva, avete tempo libero da riempire. E allora ecco un consiglio su cosa leggere al mare, in montagna, al lago, su un’amaca sotto un pino nel giardino di casa, dove volete. Come dice l’autore, Andrea Tagliaferri, “è la storia di un gatto che si morde la coda e di una coda morsa da un gatto. È una storia senza né capo né coda, un rincorrersi circolare che non porta da nessuna parte: è appunto un circolo vizioso. Coloro che prima di voi hanno letto questa storia, non ne hanno più fatto parola: deduco che siano rimasti senza parole. Ma che storia è mai questa? È la storia di un garzone di bottega che ama scrivere e che trae ispirazione dalla quotidianità che lo circonda. Il protagonista è alle dipendenze del padre nella bottega di famiglia, ma vuol fare lo scrittore, studia all’università ma con scarsi successi, cerca Dio su di un monte contemplando un lago, fuma erba per sentire la voce dei suoi cani e dorme supino. È fidanzato con una ragazza bellissima e convivono. Poi, una notte, dopo essere inciampato, una luce lo avvolge e tutto cambia. È una storia triste che fa sorridere, o una storia divertente che fa piangere e pensare: a voi la scelta.“ 
Riot Van l’ha letto e apprezzato. È di un romanzo pop, di gente comune e vita vera. È la storia di un ragazzo che lavora, studia, è fidanzato ed è un po’ perduto perché cerca se stesso, cerca se stesso perché è perduto. Col lanternino prova a trovare delle risposte sulla vita, sull’amore, sulle cose che arricchiscono la vita dell’uomo. È l’individuo post moderno con punti di riferimento di cui mette in dubbio la stabilità
Il titolo, L’Astronauta Perduto, riprende il titolo del blog che Tagliaferri ha aperto nel 2011. Nelle pagine di questo piacevole romanzo ritroviamo la Beat Generation, quindi KerouacMillerFante. Ci troviamo dentro Foster Wallace, con quella partenza da fatti stupidi e banali per andare a parlare di cose più profonde, ime.
Dentro al romanzo ci sono tante cose. È un romanzo molto pop, come già detto, accessibile a tutti e diretto a tutti, da 0 a 99 anni. Il libro è permeato da chiavi di lettura filosofiche, è costantemente incentrato sulla ricerca di dialogo con un dio, ma l’invito che ci arriva ala fine della nostra lettura è quello di abbandonare le frenesie dell’epoca che ci siamo trovati a vivere. Di non concentrarsi tanto sulla meta ma di gustarsi il paesaggio in ogni situazione che la vita ci mette di fronte.
Adesso non vi resta che accattarvi il libro, metterlo nella vostra borsa ed andarvelo a leggerlo nel posto che più vi piace. 
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Sto stringendo i denti ma la mascella mi s'è infiammata



L’astronauta perduto, romanzo d’esordio di Andrea Tagliaferri edito da Eclettica edizioni, è la storia di un ragazzo senza nome che si barcamena nel nulla. Garzone nella bottega di generi alimentari dei genitori, inconcludente e poco convinto studente della facoltà di filosofia, legato a una ragazza da una relazione stanca e nel complesso molto superficiale, il nostro protagonista si muove in un contesto stranamente inquietante in forza della sua astrattezza, una casa che è un rifugio ma anche una bislacca prigione, le cui pareti sono composta dal suo continuo monologare.

Sono affezionato a questo nostro conservatorismo. La bottega è una polis, tutti parlano, si confrontano, in campagna elettorale cercano di persuadersi a vicenda, c’è uno scambio che in altri luoghi non è possibile. Trovo che la cosa sia positiva per tutti. Per tutta l’umanità, intendo.

Viene il dubbio (ancor più approfondito nel prefinale) che il remotissimo e lunare cotesto paesano in cui si muove il nostro eroe non sia altro che uno stato mentale, se non addirittura una terra toccata da una qualche sorta d’incantesimo, capace di trasformarla in quella superficie compatta e impenetrabile, un deserto dal vago sapore apocalittico, ultimo bastione di una vita fatta di piccole cose e distante da tutto, una vita che però è in qualche modo spenta, quasi priva di senso e di sbocchi, bloccata in un eterno presente dal vago sapore luciferino e perturbante.

Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatte le allucinazioni, sembra dirci Tagliaferri, siamo fenomeni che baluginano in contesti privi di poesia, di nostalgia, non siamo niente di speciale, immobili in un presente che si spande in larghezza ma che non indica una via verso un vero e proprio progresso, che sia mentale, emotivo, esistenziale, mistico o addirittura cosmico. Siamo sogni lucidi che si muovono solo parzialmente consapevoli del loro contesto, siamo creature nebulose e schiave della percezione, a loro modo lontane dal mondo, sconosciute anche a loro stesse, soprattutto a loro stesse, disorientate, che anche quando diventano altro (come nel prefinale del romanzo) rimangono comunque un qualcosa di incerto, di inconsistente, disegnato dai confini della nostra immaginazione e di vaghissime e imprecisate circostanze.

Il fatto è che l’altro, qualsiasi forma di Altro, viene al contempo incuneato e rimbalzato dal continuo e solipsistico monologo interiore del protagonista, un monologo che si costituisce manifesto di un Io che diventa, con l’avanzare della non-storia, sempre più simile a un buco nero, che attrae, assorbe e distrugge tutto ciò in cui incappa e che gli viene incontro; e la forza de L’astronauta perduto sta forse proprio in questo suo restituire un vuoto dalle sfumature annichilenti riempiendolo di situazioni che sono squarci subito ricuciti e che non portano da nessuna parte. Anche perché, forse, non c’è nessun luogo in cui vale la pena andare.

Vado in mansarda, nella mia stanza, dove c’è un odore di legno e mirra che mi appaga. La mirra me l’ha portata quella mistica di mia madre, pare faccia andare via gli spiriti cattivi. Mi fido. Dice che da un po’ di tempo mi vede strano, che non è semplice pronosticare qualcosa di buono. Pare che il male mi stia girando attorno.

La forza di Tagliaferri sta non solo nel conservare l’atmosfera di stranezza allargandola, stringendola, cambiandole connotati con grazia e quasi senza farsene accorgere, ma anche nel tenersi lontano dallo sterile virtuosismo dell’esercizio di stile, riuscendo a disegnare un mondo che si plasma e di disfa nella parole di chi lo descrive, e non semplicemente attraverso di esse.
E la speranza è che Andrea Tagliaferri, nella sua prossima opera, continui su questa strada personalissima, bizzarra e inquietante, magari spingendo ancora di più sull’acceleratore, e portando la sua esplorazione verso universi nuovi e luciferini.

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Scrive Antonia del Sambro su www.ilrecensore.com:

Qui il link: http://www.ilrecensore.com/wp2/2018/08/lastronauta-perduto/?fbclid=IwAR2gAt16TNb7bNV083wepKMsOteqWY67gTG7NkKVNv_GbuLQCcRDj_AJoBE


L’astronauta perduto è un romanzo per tutti e per tutte le generazioni e Tagliaferri, giovane autore alla sua prima esperienza letteraria ma che ha convinto subito, tanto che la prima edizione dell’opera è stata completata in pochi mesi, ora si sta godendo il meritato successo dopo aver confezionato un romanzo tanto originale quanto facile da leggere.

Finché si desidera si può fare a meno di essere felici”. In questo aforisma di Rousseau è racchiuso tutto il senso del libro di Andrea perché la ricerca della felicità, della libertà personale e del sogno appartengono alla razza umana fin dalla sua nascita. E così nel libro di Tagliaferri un giovane garzone di bottega che lavora alle dipendenze della sua famiglia sogna di diventare uno scrittore importante e famoso e intanto cerca di laurearsi all’Università ma la sua mente è altrove: sui laghi di montagna, nelle serate con il suo gruppo di amici, nella relazione con la sua bellissima ragazza e nell’affetto dei suoi cani. Una vita vissuta per inerzia con un bagaglio enorme di desideri da avverare e sogni da giovane provinciale che forse si avvereranno e forse no. 
Finché una notte cambia tutto. E la vita del protagonista diventa altro. 
Il lettore rimane spiazzato dal finale di L’astronauta perdutoperché si immagina di non aver compreso il libro o meglio di averlo compreso fino alla fine ma non sa se quello che ha letto è reale o meno. Ed è su questo che si basa l’intera poetica del romanzo di Tagliaferri. La duplicità del protagonista, della trama e dei sentimenti che lo attraversano e di una fine che a seconda di come viene giudicata dal lettore può far piangere o sorridere.
Infine, Andrea Tagliaferri è uno scrittore di grande attualità, pertanto, nel suo romanzo si troveranno citazioni di rap conosciuti dai più giovani, telefilm cult, applicazioni per smartphone e tante altre chicche che rendono la sua opera di una attualità sconvolgente e insieme di un romanticismo degno di Jacopo Ortis. 
Tutto insieme. Tutto in un unico romanzo, opera prima davvero ben riuscita.
Andrea Tagliaferri classe 1988 è il tipico ragazzo della porta accanto. Simpatico ed amichevole con tutti. Con una vita apparentemente normale, divisa tra la bottega di famiglia, l’università, due cani, la fidanzata e la figlia. Ed una grande passione per la scrittura che lo ha portato prima ad aprire un blog “L’astronauta perduto” e poi a scrivere un libro omonimo, oltre a tanti altri progetti tra teatro e racconti e programmi radiofonici. 
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