Heidegger, il misterioso. Recensione al romanzo di Alessandro Marrani



 Heidegger, il misterioso.


Per Mimesis Edizioni, nella collana Vite Riflesse, diretta dalla prof.ssa Roberta Lanfredini (UNIFI), è da poco uscito un libro intitolato Essere Heidegger. L’incontro con il mistero. La collana parte dall’idea che le vite dei filosofi siano determinanti per lo sviluppo del loro pensiero e tenta di avvicinare filosofia e narrativa, reale e immaginifico.

L’autore del testo è Alessandro Marrani, classe 1984, laureato in Scienze filosofiche a Firenze con una tesi sul rapporto tra stile e ontologia in filosofia e docente nei licei. Il libro, non un vero e proprio romanzo filosofico ma più un Bildungsroman, si apre con un incontro: siamo nel 1968, a Meßkirch, nel sud-ovest della Germania, nella chiesa di San Martino. Il protagonista della storia è Thomas, un novizio in crisi di fede che, durante la celebrazione, viene attratto dalla figura del quasi ottantenne Martin Heidegger. Thomas, impacciato, si avvicina e i due si scambiano un saluto.

Nei giorni successivi Thomas cerca il filosofo, fa domande sul suo conto e poi lo trova, su indicazione degli abitanti del paese, seduto su una panchina lungo un sentiero di campagna. Questa immagine è centrale per comprendere il pensiero di Heidegger e il senso dell’intera collana: una panchina è piantata a terra, salda nel terreno; sottolinea l’importanza delle radici, il legame con il territorio, con la “zolla”, come dice lo stesso Heidegger nel discorso scritto in occasione del matrimonio del fratello. Un’immagine che rimanda alla geografia come strumento di comprensione del sé.

Questo rincorrere il filosofo innesca una narrazione veloce che fa dei dialoghi — eccellente la triangolazione tra Heidegger, Thomas e il padre superiore — il vero e proprio motore del libro, permettendo dei carotaggi nel pensiero di Heidegger. Thomas ripercorre a ritroso la vita del filosofo, le sue tresche amorose, resta ammaliato dalle contraddizioni del suo pensiero e finisce per ritrovarsi — vero punto di svolta della sua formazione — “sul bordo, sul confine estremo del tutto”.

Come dichiara il sottotitolo del libro, Heidegger è un filosofo misterioso, oscuro, ed è oscuro anche il suo rapporto con il nazismo. Nel 1933 diventa Rettore dell’Università di Friburgo, sognando di riformare l’università, quel luogo in cui, parafrasando le parole che Marrani mette in bocca a Heidegger, si fa una filosofia morta. La vera filosofia, infatti, non si fa a tavolino, ma nella vita.

Ancora sul controverso rapporto tra Heidegger e il nazismo, cito il libro a p. 164: “Heidegger voleva essere la guida della guida politica, la guida del Führer, per il rinnovamento spirituale della Germania”. L’esperienza del rettorato nazionalsocialista di Heidegger terminerà presto: nel 1934 lascerà infatti la carica di Rettore, pur rimanendo iscritto al partito nazista fino alla fine del regime. Anche questa vicenda lascerà dietro di sé, ancora una volta, un alone di mistero.

Il libro è di piacevole lettura, arricchito da fotografie e lettere, ed è verosimile che nei prossimi anni lo troveremo nei programmi di qualche corso universitario.

Andrea Tagliaferri

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